martedì 13 dicembre 2011

Morire a 20 anni



            Non faccio altro che pensare a questo ragazzo






La morte di un ragazzo fa sempre rabbia ma ancor di più quando avviene per lavoro e sul lavoro. Francesco aveva 20 anni e costruiva il palco su cui Jovanotti doveva tenere un concerto. Faceva questo  per conto di una cooperativa con un compenso di 5 € all’ora e chissà com’era felice di lavorare 10 ore per racimolare 50 €.
Francesco era uno  studente che come tanti altri ragazzi cercava di non pesare sulla sua famiglia, una famiglia magari di quelle su cui il prof. Monti scarica l’alto senso di responsabilità nel pagare il debito dell’Italia. Pare che fosse in regola Francesco e che il suo compenso corrispondesse a quello del contratto. Allora io mi chiedo e chiedo al prof. Monti che si preoccupa di costruire la tracciabilità del denaro, di inseguire anche questa maledetta tracciabilità delle morti sul lavoro,  una tracciabilità che sta nella precarietà, nel mercato del lavoro disumano e nel perseguire politiche liberiste ai danni dei nostri giovani.

domenica 9 ottobre 2011

Torta all'arancia

E poichè, oltre a nutrire la mente, bisogna nutrire pure il corpo, pubblico la mia ricetta della torta all'arancia.

          
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   Torta all'arancia 
✿ܓ✿✿✿ܓTorta all’arancia
Ingredienti: 1 yogurt magro
200gr di zucchero
100gr di olio di semi
250 gr di farina
Il succo e la buccia di un’arancia
2 uova
1 bustina di lievito
Un pizzico di sale
Per decorare:1 bustina di zucchero vanigliato
Preparazione
Sminuzzare le bucce d’arancia e mescolare con lo zucchero.
Aggiungere tutti gli altri ingredienti e amalgamare bene fino ad ottenere un impasto molto fluido.
Versare l’impasto in una tortiera del diametro di 24 cm imburrata e infarinata e cuocere in forno già caldo a 180° per 35 min. circa.
Cospargere la torta con zucchero vanigliato o, se si vuole con fette di arancia candita.
Stasera mi va di pubblicare una poesia di Pablo Neruda, una poesia adatta ai nostri tempi, che dedico a chi vuole isolarsi e si ostina a non guardare quello che accade intorno a noi.
Una poesia che può ispirare chi non crede nel futuro, chi pensa che non ci sia speranza.
Siamo noi i protagonisti della nostra storia e del nostro futuro.

E' proibito


E' proibito
piangere senza imparare,
svegliarti la mattina senza sapere che fare,
avere paura dei tuoi ricordi.
E' proibito non sorridere ai problemi,
...non lottare per quello in cui credi e desistere, per paura.
Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
E' proibito non dimostrare il tuo amore,
fare pagare agli altri i tuoi malumori.
E' proibito abbandonare i tuoi amici,
non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
E' proibito non essere te stesso davanti alla gente,
fingere davanti alle persone che non ti interessano,
essere gentile solo con chi si ricorda di te,
dimenticare tutti coloro che ti amano.
E' proibito non fare le cose per te stesso,
avere paura della vita e dei suoi compromessi,
non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro. E' proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
dimenticare i suoi occhi e le sue risate
solo perche' le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi. Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
E' proibito non cercare di comprendere le persone,
pensare che le loro vite valgono meno della tua,
non credere che ciascuno tiene il proprio cammino nelle proprie mani.
E' proibito non creare la tua storia,
non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
non comprendere che cio' che la vita ti dona,
allo stesso modo te lo puo' togliere.
E' proibito non cercare la tua felicita',
non vivere la tua vita pensando positivo,
non pensare che possiamo solo migliorare,
non sentire che, senza di te,
questo mondo non sarebbe lo stesso.
(P.Neruda)
E' da molto che non entravo in questo blog, diciamo da Aprile?
Quante cose son successe, oltre all'avvicendarsi delle stagioni.
Ci sono stati matrimoni, nascite e, purtroppo, anche morti.
Stasera fa freddo quasi come in inverno, 10° e fino all'altro giorno c'erano 30°.

mercoledì 27 aprile 2011

La mia amica Lucia ama fotografare i balconi fioriti ma sono sicura che questa foto le manca.

Polignano in fiore

Fiori per te

Il mio Dio

Il mio Dio non è un dio duro, impenetrabile,
insensibile, stoico, impassibile.
Il mio Dio è fragile.
E' della mia razza.
E io della sua.
Lui è uomo e io quasi Dio.
Perché io potessi assaporare la divinità
Lui amò il mio fango.

L'amore ha reso fragile il mio Dio.
Il mio Dio ebbe fame e sonno e si riposò.
Il mio Dio fu sensibile.
Il mio Dio si irritò, fu passionale,
e fu dolce come un bambino.

Il mio Dio fu nutrito da una madre,
ne sentì e bevve tutta la tenerezza femminile.
Il mio Dio tremò dinnanzi alla morte.
Non amò mai il dolore, non fu mai amico
della malattia. Per questo curò gli infermi.
Il mio Dio patì l'esilio,
fu perseguitato e acclamato.

Amò tutto quanto è umano, il mio Dio:
le cose e gli uomini, il pane e la donna;
i buoni e i peccatori.
Il mio Dio fu un uomo del suo tempo.
Vestiva come tutti,
parlava il dialetto della sua terra,
lavorava con le sue mani,
gridava come i profeti.

Il mio Dio fu debole con i deboli
e superbo con i superbi.
Morì giovane perché era sincero.
Lo uccisero perché lo tradiva la verità che era
nei suoi occhi.
Ma il mio Dio morì senza odiare.
Morì scusando più che perdonando.

Il mio Dio è fragile.
Il mio Dio ruppe con la vecchia morale
del dente per dente,
della vendetta meschina,
per inaugurare la frontiera di un amore
e di una violenza totalmente nuova.

Il mio Dio gettato nel solco,
schiacciato contro terra,
tradito, abbandonato, incompreso,
continuò ad amare.
Per questo il mio Dio vinse la morte.
E comparve con un frutto nuovo tra le mani:
la Resurrezione.
Per questo noi siamo tutti sulla via
della Resurrezione:
gli uomini e le cose.

E' difficile per tanti il mio Dio fragile.
Il mio Dio che piange,
il mio Dio che non si difende.

E' difficile il mio Dio abbandonato da Dio.
Il mio Dio che deve morire per trionfare.
Il mio Dio che fa di un ladro e criminale
il primo santo della sua Chiesa.
Il mio Dio giovane che muore
con l'accusa di agitatore politico.
Il mio Dio sacerdote e profeta
che subisce la morte come la prima vergogna
di tutte le inquisizioni della storia.

E' difficile il mio fragile amico della vita.
Il mio Dio che soffrì il morso
di tutte le tentazioni.
Il mio Dio che sudò sangue
prima di accettare la volontà del Padre.

E' difficile questo mio Dio,
questo mio Dio fragile,
per chi pensa di trionfare soltanto vincendo,
per chi si difende soltanto uccidendo,
per chi salvezza vuol dire sforzo e non regalo,
per chi considera peccato quello che è umano,
per chi il santo è uguale allo stoico
e Cristo a un angelo.

E' difficile il mio Dio Fragile
per quelli che continuano a sognare un Dio
che non somigli agli uomini.
Juan Arias
Stamattina un uccellino si è posato sulla pianta di corbezzolo, ha beccato qualche seme, poi è sceso a bere nel sottovaso. Non ho aperto la porta per non farlo scappare.